Cosa significa essere madre quando si vive l’esperienza della detenzione?
È una domanda difficile, che attraversa la vita di molte donne detenute e che spesso rimane sospesa tra il dolore della distanza, il senso di colpa, la paura del giudizio e il desiderio di continuare a essere presenti nella crescita dei propri figli.
Da questa riflessione nasce “Ti racconto la mia storia”, il nuovo progetto promosso da Liberamente APS presso la Casa Circondariale Femminile di Rebibbia “Germana Stefanini”, realizzato con il contributo della Regione Lazio nell’ambito degli interventi a sostegno dei diritti della popolazione detenuta.
Un laboratorio per raccontarsi
Il percorso prevede dieci incontri dedicati alla scrittura, alla narrazione autobiografica, al disegno e all’illustrazione.
Le partecipanti vengono accompagnate in un lavoro di esplorazione della propria storia personale, delle emozioni e delle relazioni significative attraverso metodologie che integrano psicologia, arteterapia e pratiche narrative.
L’obiettivo non è soltanto raccontare il passato, ma costruire nuovi significati, nuove consapevolezze e nuove possibilità di relazione.
Essere madri oltre le sbarre
La detenzione rappresenta spesso una frattura profonda nella relazione tra madre e figlio.
Molte donne si trovano a dover affrontare la difficoltà di spiegare ai propri bambini la propria assenza, alternando silenzi, paure e tentativi di protezione. Il rischio è che il legame affettivo si indebolisca o che la distanza diventi un ostacolo difficile da superare.
“Ti racconto la mia storia” nasce proprio per sostenere la continuità del ruolo genitoriale, offrendo strumenti attraverso cui le partecipanti possano comunicare con i propri figli in modo autentico, rispettoso e protettivo.
La forza delle immagini e delle parole
Nel corso del laboratorio, racconti, ricordi ed emozioni prendono forma attraverso testi, disegni e illustrazioni.
Ogni elaborato diventa un messaggio destinato ai figli, una testimonianza d’amore, presenza e vicinanza capace di attraversare la distanza fisica.
Il progetto utilizza inoltre strumenti innovativi che permettono alle partecipanti di sperimentare nuove modalità espressive e di acquisire competenze creative e digitali spendibili anche nei futuri percorsi di reinserimento sociale e lavorativo.
Un percorso di crescita e trasformazione
Attraverso la narrazione e la creatività, le partecipanti vengono accompagnate a:
- riconoscere ed elaborare emozioni complesse;
- rafforzare la propria identità personale;
- sviluppare maggiore consapevolezza del proprio ruolo genitoriale;
- valorizzare le proprie risorse e capacità;
- immaginare nuove prospettive per il futuro.
L’esperienza artistica diventa così uno strumento di cambiamento e di crescita, capace di restituire dignità alle storie individuali e di costruire connessioni significative tra carcere e comunità.
Perché ogni storia merita di essere ascoltata
“Ti racconto la mia storia” nasce dalla convinzione che dietro ogni persona detenuta esista una storia che merita di essere accolta, ascoltata e raccontata.
Attraverso parole, immagini e relazioni autentiche, il progetto vuole contribuire a costruire un futuro in cui la genitorialità possa continuare a essere vissuta come una risorsa, un legame e una possibilità di rinascita.

